Il mio MaldIndia

Mi ritengo fortunato, in un certo senso quasi un privilegiato. Fin da piccolo l’India mi ha scelto ed è venuta da me. È un dato di fatto, ineccepibile, inoppugnabile: l’India non è un luogo che si decide di visitare, non è una destinazione che si sceglie di raggiungere… no, no… è esattamente il contrario: è l’India che ti sceglie, ti accoglie, ti avvolge, ti invita. Caro viaggiatore, non sei tu che entri in India, è l’India che entra in te, lievemente, quasi senza farsi notare, con calma e leggerezza: ma quando te ne accorgi ormai è fatta, non ne puoi più fare a meno, è il MaldIndia, un male buono che ti accompagna sempre e ovunque, e ti fa desiderare di tornare da lei. Il mio amico e collega Pierpaolo, affetto da questo morbo gentile da anni, forse da varie vite e reincarnazioni, lo descrive in modo perfetto: “Il MaldIndia è lì, all’aeroporto, appena arrivi. Non lo vedi ma c’è. Il MaldIndia si annida fin dal primo giorno in cui ci metti piede in India, tra le case di Delhi o di Mumbai. Il MaldIndia è nell’aria pesante… monsonica… solida. È nel profumo inebriante di terra, spezie, uomini. Nelle luci, nei colori, nelle ombre che nascondono e schiudono… Nei bisbigli della gente, nei mercati o nei templi. Il MaldIndia c’è … e ti cammina dentro”.

Orchha Palace

Orchha Palace

I Misteri della Giungla Nera di Emilio Salgari: l’India ha scelto un libro per introdursi la prima volta nella mia immaginazione, l’immaginazione fervida di un ragazzino che trascorreva ore in spiaggia a fantasticare su luoghi esotici ed affascinanti. Poi ha scelto le diapositive leggermente sfuocate di una notte sul Gange, scattate da un papà febbricitante nel corso del primo grande e lungo viaggio dei miei genitori in Asia, per alimentare la mia curiosità. E piano piano mi ha avvolto, in un abbraccio quasi sensuale, fatto di desiderio fisico e necessità di partire: tante, troppe giornate trascorse a parlare di lei, a raccontare di lei, a sognare di lei durante i primi anni di lavoro nel turismo.

Varanasi

Varanasi

Finché finalmente l’India mi ha ritenuto pronto. Maturo. Alla sua altezza. La prima volta che ho raggiunto Delhi è bastato un solo passo sulla scaletta dell’aereo, un solo respiro: lei era lì, calda, intensa, profumata, inebriante, immensa. Ed ho capito subito che aveva ragione Ferdinand de Lanoye quando diceva che vi sono mille porte per entrare in India, ma nemmeno una per uscirne. L’India è una porta sempre aperta, basta che lei ti faccia entrare una volta e non se ne può più fare a meno.

Il Gange

Il Gange

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girovago e scribacchino
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