Rudimenti di spiritualità orientale

Viaggiare in Asia consente di entrare in contatto con religioni diverse da quella diffusa nel proprio Paese di origine, ma soprattutto con filosofie di vita poco conosciute al mondo cosiddetto occidentale. Il buddismo nel sud-est asiatico ed in India è un modo di vivere e avvolge ogni azione quotidiana dei suoi fedeli. Questa filosofia nasce dall’uomo, non si arroga origini divine, è il frutto delle riflessioni di Siddharta Gautam, elaborate nell’India settentrionale del VI secolo a.C. L’illuminazione di Siddharta fu talmente abbagliante e funzionale al mondo asiatico che tuttora il suo insegnamento è diffuso tra milioni di persone in Laos, India, Sri Lanka, Cambogia, Tailandia, Birmania, Giappone ecc ecc. L’obiettivo del sentiero spirituale buddista è il raggiungimento della completa liberazione dalla sofferenza, quest’ultima caratteristica intrinseca dell’esistenza umana: si soffre per malattia, povertà, invecchiamento, morte… la filosofia buddista individua l’origine della sofferenza nella legge di causa ed effetto, secondo la quale ogni situazione in cui ci si trova dipende da azioni intraprese in precedenza. In base a questa idea, ogni individuo è parte di un ciclo continuo di morte e rinascita (detto Samsara) nel quale sperimenta un grado di sofferenza legato alle azioni compiute in precedenza (questo pensiero è conosciuto come Karma, cioè “azione”). La liberazione dal Samsara è possibile rimuovendo dalla propria vita le cause di sofferenza, eliminando i veleni della mente, del corpo e della parola, ma coltivandone solo gli aspetti positivi: l’amore, la compassione, la meditazione, la generosità, la pazienza, l’etica, la saggezza sono comportamenti virtuosi che lasciano nel terreno della vita dei “semi” positivi, i quali consentono di reincarnarsi in uno stato “superiore” e di avvicinarsi alla liberazione assoluta dalle sofferenze della vita, cioè il Nirvana. Queste semplici e riduttive nozioni aiutano a comprendere il comportamento ed il modo di vita dei popoli asiatici, che affascinano il viaggiatore occidentale per la loro calma, serenità, pace interiore.

Monaco buddista in visita ad Angkor (Cambogia)

Monaco buddista in visita ad Angkor (Cambogia)

Mi trovavo in Laos ad accompagnare un gruppo e tra i miei compiti c’era la gestione della cassa comune: una raccolta di denaro effettuata tra i partecipanti al viaggio con lo scopo di dare mance e piccole gratifiche a tutti coloro che contribuivano alla buona riuscita del tour (camerieri, facchini, barcaioli, guide, custodi, autisti). Oltre a tale cassa, disponevo di una riserva di dollari fornitami dal mio ufficio per eventuali emergenze ed infine di un ammontare per le mie spese personali. Una delle prime sere del tour, prima di uscire a cena col gruppo a Luang Prabang ho chiuso tutte le buste gonfie di banconote nella cassaforte della mia camera d’albergo e sono sceso nel negozietto dell’hotel perché avevo addocchiato dei regalini che avrei voluto portare a casa. Mentre indulgevo tra candeline profumate al legno di sandalo e cremine per il corpo al sapore di frangipane, mi sono accorto che il gruppo era già radunato nella hall e pronto a partire. Ho pagato rapidamente e ho chiesto alla ragazza del negozio la cortesia di farmi portare gli acquisti in camera perché ero di corsa. Dopo la cena, sono tornato in hotel, ho trovato il pacchettino degli acquisti in camera e come d’abitudine mi sono apprestato a controllare la contabilità della giornata. È a quel punto che con orrore mi sono accorto di aver dimenticato aperto lo sportello della cassaforte ! Col cuore in gola mi sono avvicinato alle buste che già temevo svuotate di centinaia tra dollari e euro, chiedendomi come diavolo potessi essere stato così distratto e dilettante da compromettere il viaggio di un intero gruppo…. e invece le buste erano ancora lì, il computer portatile era ancora lì, tutto il denaro era lì ben in vista come stupidamente l’avevo lasciato. Era lì pure il lettore mp3 per la musica, seppure dubito che un inserviente laotiano avrebbe apprezzato l’ascolto di Amon Amarth e Carcass….

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Rubare per un buddista (in questo caso laotiano) è un’azione negativa che infrange il Dharma delle norme di comportamento dettate dall’Illuminato. Seminare azioni negative in questa vita avrebbe causato la reincarnazione del ragazzo dell’hotel in un essere ancora più lontano dal Nirvana, come un animale o un insetto. Ho toccato con mano come in Laos la vita quotidiana sia intrisa di buddismo e non ho potuto esimermi dal lasciare una ricca mancia personale nella tip-box dell’albergo e una corona di fiorellini freschi al primo tempio dedicato a Buddha.

Candeline galleggianti sul Gange

Candeline galleggianti sul Gange

In un’altra occasione mi trovavo in India, a Varanasi, la città più antica e sacra del Paese, dove vita e morte sono cinte in un infinito abbraccio. Parlando con una signora locale, il discorso è scivolato sulle condizioni di salute della sua anziana madre: gli acciacchi dell’età ne avevano consumato il fisico, ma ne avevano preservato la mente lucida e vigile. Meena mi raccontava con grande serenità che la madre era ormai pronta a morire e rinascere. Univa nella stessa frase la parola morte con la parola rinascita. Il buddismo affonda le proprie radici nell’induismo e il concetto di reincarnazione alleggerisce il momento della morte di molte connotazioni negative: la paura, la tristezza, il timore dell’ignoto, il distacco dai propri cari. Meena e sua mamma fantasticavano sulla nuova vita che aspettava quest’ultima, sorridevano al pensiero che avrebbe finalmente superato i mal di schiena che la torturavano e abbandonato il bastone che la sorreggeva, scherzavano sul fatto che si sarebbero subito riconosciute nella vita successiva per via del carattere inconfondibile di entrambe.

I ghat funerari sul Gange (Varanasi)

I ghat funerari sul Gange (Varanasi)

Abituato alla mestizia e alle lacrime dei nostri funerali, generalmente accompagnati da litanie, canti e parole che enfatizzano la tristezza del distacco, ho assistito con emozioni positive ad alcune celebrazioni funebri a Varanasi: in un’atmosfera notturna e silenziosa, ma serena, quasi mistica, tra il Gange scuro ed i gradoni illuminati dalla luce fioca delle fiamme, il corpo del defunto giaceva su una sorta di barella, coperto da un lenzuolo bianco e da tanti fiori, veniva immerso più volte nelle acque purificatrici del fiume e poi veniva appoggiato nella pira per disgregare in cenere l’involucro di quell’anima che era pronta a rituffarsi nella vita. Tutto ciò in India avviene senza pianti, senza lacrime: il dolore del distacco è reso meno amaro dal pensiero che l’anima del defunto stia rinascendo. La vita e la morte, come dice Meena, nella cultura orientale sono come il giorno e la notte, il sonno e la veglia: nessuno ha paura di andare a letto a dormire e ugualmente nessuno deve temere la morte, perché c’è sempre un’alba luminosa anche dopo il buio più scuro.

Alba sul Gange (Varanasi)

Alba sul Gange (Varanasi)

(ispirato alla memoria di nonno bis Rodolfo e dedicato alle sue nipoti e nipotine)

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