Shadows from the #past: cosa non ci manca dei #viaggi di vent’anni fa

Ritrovarmi “nel mezzo del cammin di nostra vita” mi ha forse reso un po’ nostalgico, ultimamente. Ma per chi viaggia il passato non è solo sinonimo di luoghi incontaminati, culture intatte e idilliaci paesaggi senza masse di turisti. Ci sono aspetti del viaggiare che siamo tutti contenti di aver sepolto e sorpassato.

Ecco le mie 7 personali ombre del passato che fortunatamente non infestano più i miei sogni di viaggio:

1) in questo periodo di polemiche e dissidi tra europeisti e anti-europeisti, non si può negare che circolare in gran parte del continente con la stessa moneta in tasca è una gran comodità; basta fila in banca per prenotare i franchi francesi ed i marchi tedeschi o per sentirsi dire che il fiorino olandese “arriva tra 15 giorni” o per scoprire che il marco finlandese non è reperibile. Una voce in meno nell’elenco delle cose da preparare prima della partenza… anche se i penny con il volto della Regina hanno sempre il loro fascino !

Marco tedesco (web)

Marco tedesco (web)

2) una volta attraversare le frontiere tra Paesi europei era fonte di ansia e soprattutto di lunghe attese. Mi ricordo un interrail nell’Est Europa: ad ogni punto di confine, per esempio in Bulgaria e Romania o anche semplicemente nell’allora Cecoslovacchia bisognava pagare e ottenere il visto ! Lungaggini, timbri e burocrazia li lascio volentieri nel passato, oggi è bello passare tra Germania e Olanda in auto e vedere, sfrecciando al confine, un semplice cartello “benvenuti”. E speriamo che un giorno il visto serva solo per Marte…

Visti e timbri vari (web)

Visti e timbri vari (web)

3) carte di credito, carte ricaricabili, carte contactless: oggi in gran parte dei Paesi non occorre nemmeno avere i contanti. A Manchester ho pagato il biglietto del tram con la Mastercard, in Islanda un pacchetto di chewing-gum con la Visa. Una volta prima di un viaggio c’era la solita trafila in banca per ottenere i famigerati travellers’ cheques. Unico vantaggio: se li perdevi, te li rimborsavano. Per il resto ricordo ore buttate via a cercare una banca a Budapest o a Belfast che cambiasse quei pezzi di carta. Senza parlare dei crampi alla mano che venivano dopo aver firmato 50 assegni da 10usd l’uno, in preparazione ad una vacanza a New York !

Travellers' cheque (web)

Travellers’ cheque (web)

4) quando ero piccolo non mi dispiaceva spedire qualche cartolina alla zia a casa o a qualche amico di scuola. Poi gli amici sono cresciuti e trovare una frase diversa ed un minimo originale per ciascuna delle 40 cartoline da spedire diventava una tortura estiva. Evviva sms, e-mail, mms e per i più “social” Facebook e Twitter: forse meno romantici di una cartolina ricevuta per posta, ma nel 2014 va bene così…

Cartolina dal mare (web)

Cartolina dal mare (web)

5) se trascorri un mese in giro per l’Europa con un biglietto interrail in tasca e uno zaino sulle spalle, le possibilità di comunicare con casa sono ridotte. Possedere un telefono cellulare negli anni Novanta era una cosa impensabile, soprattutto se la tasca della giacca di jeans era già traboccante di traveller cheques, senza spazio per quei costosi walkie-talkie ambulanti. E allora ecco i telefoni a gettoni ! Per 90 secondi di telefonata alla mamma o alla ragazza, ci si muniva di sacchetti pieni di gettoni da inserire rapidamente nell’apparecchio, con l’ansia di quel rumore a frequenza regolare che attraverso la cornetta ti avvisava che stavi finendo il credito !

Gettoni telefonici (web)

Gettoni telefonici (web)

6) una delle prime cose che ti insegnavano quando cominciavi a lavorare in un’agenzia viaggi a fine anni Novanta era la compilazione di un biglietto aereo. Esatto, una volta chi voleva volare si rivolgeva ad un’agenzia e dopo aver trovato la soluzione adatta grazie alla consulenza e alla professionalità del proprio agente di viaggio, quest’ultimo estraeva un blocchetto di foglietti dalla cassaforte e cominciava una lunga compilazione a mano di coupon in carta carbone. E poi si formavano impressionanti file in aeroporto con il personale del check-in intento a decifrare improbabili biglietti. Benvenuti gli e-tickets ed il web check-in (anche se una volta la fila era ai banchi di accettazione, oggi invece si è spostata ai controlli di sicurezza…)

Biglietto aereo scritto a mano (web)

Biglietto aereo scritto a mano (web)

7) qualcuno si ricorda quando sugli aerei era consentito fumare ? Al check-in l’addetto chiedeva non solo la preferenza per “posto finestrino o corridoio”, ma anche per “posto fumatore o non fumatore”. Notoriamente l’aria contenuta in un tubo d’acciaio tende a saturarsi se per svariate ore vi si immette un costante flusso di tabacco bruciato. Viaggiare in aereo una volta significava scendere dal Milano-Newark con gli occhi rossi e la gola bruciata dopo 7/8 ore di fumo passivo. Nessuno sente la mancanza di voli in quelle condizioni, soprattutto i piccoli viaggiatori !

No smoking please (web)

No smoking please (web)

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girovago e scribacchino
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