Oltre il velo: le meraviglie della Persia

Mia mamma mi ha insegnato fin da piccolo che non basta guardare una pietanza per affermare che non è buona, occorre assaggiarla. Questa frase mi è tornata in mente sul volo Mahan Air che mi riconduceva a Milano Malpensa da Tehran, dopo un breve soggiorno in Iran. Non è facile pensare a questo Paese con mente sgombra da preconcetti, il mosaico mediorientale negli ultimi anni si è talmente frammentato ed incendiato che solo gli esperti di politica internazionale sanno ancora distinguere chi è amico di chi, quale parte sostiene un’altra, quale popolo è ostile o alleato di un altro, quali ragioni economiche conducono a certe azioni. In generale, pensando al Medio Oriente si ha una sensazione di insicurezza, incertezza e pericolosità, spesso alimentata dai media che veicolano immagini cruente ed inquietanti. C’è poi l’aspetto religioso, l’idea diffusa e un po’ superficiale, quasi manichea, secondo cui il mondo europeo cristiano sia sotto assedio, in guerra con quello arabo musulmano, senza valutare le infinite sfaccettature di cosa significhi realmente sentirsi cristiano, musulmano, laico, arabo o europeo. Tornando dall’Iran mi sono reso conto di quanto sia diversa la realtà di questo Paese rispetto al confuso immaginario che mi si era formato nella mente prima di metterci piede: una realtà molto più interessante, complessa e comunque tranquillizzante.

Benvenuti in Persia (Shiraz, Moschea delle Rose - vikingandre.com)

Benvenuti in Persia (Shiraz, Moschea delle Rose – vikingandre.com)

Il primo aspetto che mi ha colpito dell’Iran è l’enorme ospitalità del suo popolo. Gli iraniani conservano nel loro dna un’antica ospitalità e una capacità di relazionarsi con gli altri che forse derivano dal trovarsi da secoli nel cuore geografico di tutte le rotte, le vie di comunicazione, i commerci, gli scambi culturali tra Occidente e Oriente, tra Sud e Nord del mondo.

Studentesse di Tehran (vikingandre.com)

Studentesse di Tehran (vikingandre.com)

Non ho mai colto tensione o insicurezza nel passeggiare in città, nessun senso di ostilità: anzi, non è raro che i locali ti si rivolgano con una qualsiasi scusa e comincino a conversare in inglese, ponendo domande, scherzando anche su temi politici-religiosi, raccontando di sé e curiosando nelle idee dell’interlocutore. La gran parte della gente è giovane, quindi spigliata, aperta, ma anche molto cordiale nei confronti degli stranieri, molto attenta a far sentire gli ospiti a proprio agio. Lo fanno in modo spontaneo e genuino, dal taxista al cameriere, dalla guida al concierge di albergo, dal collega di lavoro al guardiano del museo: non si aspettano nulla in cambio, sono proprio gentilezza e ospitalità innate.

L’Iran non è un Paese arabo. Un altro aspetto che si coglie immediatamente arrivando sul posto e che invece dall’Europa non si percepisce facilmente è che l’Iran ha una sua specificità culturale, storica e religiosa davvero unica nel contesto mediorientale, che lo differenzia per molti aspetti dai Paesi arabi. La religione ufficiale è quella islamica, ma non segue la corrente comunemente diffusa nel mondo, quella sunnita: l’Iran infatti è sciita, seppure non mi sembra che la gente comune sappia sciorinare con precisione tutte le differenze tra le due interpretazioni dell’Islam. L’alfabeto è per gran parte lo stesso degli arabi, ma gli iraniani parlano il “farsi” e si sentono orgogliosamente persiani, cioè figli di quella Persia che vanta una storia millenaria e che riempie di testimonianze decine di sale nel museo nazionale Iranbastan di Tehran. In effetti qui si è fatta la Storia, quella con la S maiuscola che ha formato l’identità della civiltà umana, dai tempi della “mezzaluna fertile” e della Mesopotamia di scolastica reminiscenza, passando per il dominio di Ciro il Grande e Alessandro Magno, attraversando invasioni arabe, turche e mongole, subendo influenze europee ai tempi dello scià e arrivando ai nostri giorni dopo una sorprendente rivoluzione religiosa. La Persia odierna si chiama Repubblica Islamica dell’Iran e si sta affacciando dopo anni di embargo ed isolamento sullo scenario commerciale, sociale e politico internazionale, con tutte le sue contraddizioni, ma anche con la sua innegabile potenza economica e la sua forte identità culturale.

La Moschea di Shiraz (vikingandre.com)

La Moschea di Shiraz (vikingandre.com)

Ad una cinquantina di chilometri da Shiraz, nel sud del Paese, si ergono due meraviglie che sono il simbolo di questa identità storica e culturale. Naqsh-i Rustam, meglio conosciuta come Necropolis, è una grande formazione rocciosa in cui sono state scolpite le tombe di quattro re, Dario I, Dario II, Serse e Artaserse. Qui, nella “città dei morti” si percepisce quanto la Storia in Iran sia in realtà viva e rimango a bocca aperta e col naso all’insù ad ammirare i raggi del tiepido sole mattutino che scaldano la roccia incisa nei secoli dalle sapienti mani degli scultori elamiti, achemenidi e sassanidi.

Necropolis (vikingandre.com)

Necropolis (vikingandre.com)

Poco distante, sorge un’altra meraviglia che mi fa sentire microscopico: la cittadella archeologica di Persepolis. Qui la mente prende il volo, mi immagino le vicende incise sui lastroni di pietra, tutti quegli uomini barbuti in processione da ogni angolo dell’Asia per omaggiare re Dario. E’ inverno e tra le colonne imponenti non ci sono turisti, il cielo blu intenso e l’aria fredda fanno da scenario alla mia passeggiata tra grifoni di roccia e leoni intarsiati che combattono con i tori. Mi soffermo a fantasticare sullo sfarzo dei palazzi reali, sui tesori, sulle scalinate percorse da funzionari indaffarati e sui festeggiamenti del  Nowruz, il capodanno iraniano, tuttora sentitissimo e scopo, si pensa, della costruzione del sito di Persepolis.

Persepolis (vikingandre.com)

Persepolis (vikingandre.com)

Un altro aspetto che colpisce il visitatore in Iran è… Tehran ! Uno si immagina la capitale iraniana come una megalopoli infernale imprigionata nella morsa del traffico caotico, dell’inquinamento, della marea di gente, del clima insopportabile, delle colate di cemento. In effetti non esiste ancora una vera e propria cultura dell’uso dei mezzi pubblici e dopo anni di embargo le strade sono piene di vecchie Peugeot scarburate che emettono fumi non proprio salutari. Ma Tehran credo meriti comunque qualche giorno di visita. Il traffico è costantemente congestionato, ma relativamente ordinato, sono stato in ingorghi stradali decisamente più inestricabili in qualsiasi cittadina indiana: i trasferimenti sono lenti perché sembra costantemente di essere in tangenziale a Milano alle 18, ma ci si abitua abbastanza velocemente adattando i propri ritmi, evitando di infittire troppo la propria agenda di appuntamenti. E poi qualche timido passo avanti è in corso: linee di bus, linee della metropolitana, varie piste ciclabili… sicuramente con la fine dell’embargo la città troverà le risorse per affrontare questa problematica e soprattutto per cambiare la mentalità di voler ostentare a tutti i costi la propria automobile. Una Tehran con meno auto sarebbe un gioiellino: è sorprendente metter piede nel deserto piatto dell’aeroporto internazionale dedicato (come miliardi di altre opere!) all’Imam Khomeini, percorrere una sessantina di chilometri e trovarsi in una città la cui altitudine varia tra i 1100 metri sul livello del mare nella parte sud, i 1200 metri nel centro e addirittura i 1700 metri nella sua parte settentrionale, alle pendici dei monti Elburz. Le montagne fanno da sfondo al paesaggio urbano della capitale e nel periodo invernale sono pennellate del colore bianco della neve. I quartieri settentrionali sono quelli più benestanti e godono di scorci panoramici notevoli; consiglio una visita al complesso del Palazzo di Saadabad, residenza degli scià Qajari prima della Rivoluzione e ora adibito a museo: è davvero piacevole passeggiare nei giardini alberati, ammirando le montagne, scambiando due parole con gli studenti in visita.

Tehran

In una società sostanzialmente priva di luoghi di ritrovo soprattutto per i giovani, per divertirsi e stare insieme, i parchi urbani assumono anche la funzione di luoghi di aggregazione: Tehran ne è piena, sono aree verdi ben tenute che brulicano nella bella stagione di giovani, bambini, famiglie che si ritrovano, fanno picnic e spesso improvvisano concertini di musica dal vivo.

La ricchezza culturale della capitale poi è impressionante: non si contano i musei, dal già citato Museo Nazionale con la sua raccolta di reperti di ogni era storica al Palazzo Golestan con le sue sfarzose sale e le sue raffinate decorazioni, dal Museo dei Tappeti, arte nazionale per eccellenza  a quello dei Gioielli, per citare i più famosi e frequentati. Quest’ultimo è davvero unico, in quanto si trova nei sotterranei della banca nazionale iraniana e in un caveau raccoglie una quantità impressionante di monili, pietre preziose, corone, spade decorate e oggettistica varia tra cui un intero trono reale e un curioso mappamondo tutto ricoperto di gemme colorate. Tehran è poi il cuore pulsante della nazione, il centro dei commerci, della politica e anche della ricchezza: anni di embargo non hanno piegato il Paese, anzi gli hanno insegnato ad “arrangiarsi” con il proprio enorme patrimonio di risorse naturali interne. Ora che le sanzioni sono terminate, Tehran guida il Paese sul palcoscenico internazionale e diventa il motore di tutte le spinte verso il cambiamento, il progresso e le riforme.

Museo Nazionale di Tehran (vikingandre.com)

Museo Nazionale di Tehran (vikingandre.com)

Perché non bisogna dimenticarselo: l’Iran è una Repubblica Islamica, governata da una dittatura religiosa. E’ uno dei nove Paesi al mondo retti da una teocrazia, tutti i peccati sono reati, il capo dello Stato è il leader religioso, i principi giuridici sono fondati sulle norme morali religiose. Si tratta di un aspetto che non mi lascia indifferente, un tema che genera sensazioni e pensieri contrastanti nel viaggiatore occidentale, abituato a vivere in Stati laici e democratici: di primo acchito un certo fastidio, talvolta anche un senso di presunta superiorità culturale, ma anche -personalmente- una certa curiosità di capire come la gente comune viva questa teocrazia, come concretamente i principi religiosi influiscano sulla vita quotidiana della gente.

Nasir al-Mulk (vikingandre.com)

Nasir al-Mulk (vikingandre.com)

In base alla mia esperienza personale, ho notato uno scollamento tra l’establishment politico-religioso del Paese e le persone comuni, soprattutto i giovani di Tehran con cui ho avuto modo di scambiare qualche parola. Ci sono le rigide regole comportamentali dei mullah e degli imam, c’è la polizia morale agli angoli delle strade, c’è il velo per le donne da tenere sul capo,  Facebook e gli alcolici sono vietati e c’è uno Stato che nasconde le nudità delle proprie opere d’arte per non “imbarazzare” il presidente iraniano…  contemporaneamente ci sono ragazzi e ragazze che timidamente si tengono la mano per strada o si sfiorano le guance per salutarsi, mal che vada si rischia una multa… spesso il velo scivola lasciando libero un ciuffo di capelli vezzosamente biondo, le forme delle donne sono coperte, ma il volto è curatissimo, il kajal naturale esalta la forma degli occhi ed i chirurghi plastici di Shiraz hanno l’agenda fitta di appuntamenti per modellare all’insù i nasini ritenuti troppo… “mediorientali”. Basta un software popolarissimo per aggirare i filtri su internet e collegarsi a Facebook, ai siti stranieri e alle radio che diffondono in streaming la “sconveniente” musica occidentale. Non esistono locali notturni, ritrovi, bar, discoteche, ma nei ristoranti non manca mai la musica dal vivo e la gente di ogni età, non potendo ballare in pubblico, si fa trascinare in allegri canti e battiti di mani. In privato poi è tutta un’altra storia… l’importante è non disturbare gli anziani vicini bacchettoni, per il resto è tutto uno sfoggio di minigonne, tacchi alti, braccia nude, capelli ossigenati, musica e spesso qualche alcolico distillato clandestinamente. Insomma, con tutte le sue contraddizioni e le sue serie problematiche (che spaziano dai diritti umani alla pena di morte), la mia sensazione è quella di un Paese in fermento, di una pentola in ebollizione pronta a scoperchiarsi sotto la spinta di una vitalità e di un ottimismo tipicamente giovanili. Soprattutto dopo la fine delle sanzioni internazionali, gran parte della gente sembra vedere il futuro come un’opportunità di progresso e miglioramento, si colgono una speranza nell’avvenire e una fiducia nella propria identità nazionale che da noi sembrano smarrite.

Stavo sorseggiando in compagnia un ottimo tè locale sgranocchiando pistacchi quando è giunta la notizia dei nudi coperti ai musei capitolini. Grandi risate. Mi si rivolge una ragazza: “Ma cosa siete disposti a fare voi italiani per qualche milione di euro in contratti commerciali, eh !?!?! Rinnegate pure la vostra cultura ??”.  E a questo punto l’imbarazzato sono io… “Però, buoni questi pistacchietti !!”…

Pistacchi al bazar di Tehran (vikingandre.com)

Pistacchi al bazar di Tehran (vikingandre.com)

Special thanks go to Ms Sepideh (and all @ Arg-e-Jadid), Ms Lara (and all @ Mahan Air), Mr Arash (great guide & musician) and to all my travel mates.

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