Isfahan e svariati altri motivi per visitare l’Iran (nonostante Trump)

Basta osservare una mappa per rendersi conto della centralità dell’Iran nel mondo mediorientale: più di un milione e seicentomila chilometri quadrati di territorio (per intenderci, l’Italia copre una superficie poco superiore ai trecentomila chilometri quadrati) che si estendono dal Mar Caspio al Golfo Persico, dalle catene montuose condivise con Turchia, Armenia, Azerbaijan e Iraq fino ai deserti di confine con Turkmenistan, Afghanistan e Pakistan. L’altipiano iranico si trova mediamente ad un’altitudine di 1200/1300 metri e, pur in gran parte desertico, si trasforma improvvisamente in imponenti catene montuose quando volge lo sguardo a nord (il monte Damavand raggiunge ben 5600 metri di altezza) oppure in spiagge e coste punteggiate di isole, quando volge lo sguardo a sud (le più grandi sono Qeshm, Kish e Lavan, circondate da un pescoso mare color cobalto). Questa posizione geografica delimitata da ben sette confini nazionali, la vastità del suo territorio e la varietà delle sue caratteristiche climatiche e morfologiche rendono l’Iran un Paese focale nella mappa del Medio Oriente, una sorta di raccordo tra i mondi, le culture e la Storia dell’Occidente e dell’Asia.

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Il clima è un importante fattore da tener presente quando si intende pianificare un viaggio in Iran, poiché in un territorio ampio e morfologicamente variegato, regioni diverse presentano microclimi differenti. Chi effettua un tour completo del Paese, per esempio da Tabriz a Shiraz, deve considerare che l’altopiano iranico si trova ad altitudini superiori ai mille metri, con caratteristiche climatiche aride e continentali. Pertanto i periodi più gradevoli, con temperature piacevolmente tiepide e scarse precipitazioni, corrispondono alla nostra primavera (da metà marzo a metà giugno) e al nostro autunno (da metà settembre a fine ottobre). I mesi invernali sono piuttosto rigidi, con possibilità di pioggia e talvolta neve: coprendosi bene, un viaggio invernale in Iran risulterà comunque piacevole anche per il minor numero di visitatori ai vari siti. L’estate iraniana è torrida, seppur generalmente secca: l’obbligo di indossare velo e maniche/pantaloni lunghi può rivelarsi fastidioso, soprattutto per le donne, ma prevedendo veicoli ed alberghi dotati di impianti di aria condizionata è possibile visitare il Paese anche tra luglio ed agosto.

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Viaggiare in Iran significa spogliarsi di ogni preconcetto per prepararsi ad un tuffo nella diversità socioculturale e ad un vero e proprio salto nella Storia. Grazie alle sue strategiche caratteristiche geografiche, fin dagli albori della civiltà umana l’altopiano iranico è stato un luogo di passaggio, di scambio commerciale, di confronto culturale e anche di scontro, di conquista. Qui si trova una delle rarissime teocrazie contemporanee (le altre sono –con vari distinguo ed interpretazioni– l’Arabia Saudita, Israele e lo Stato del Vaticano), con tutta una serie di implicazioni sul piano sociale e giuridico che questa struttura politica comporta. Qui si trova anche la culla della Storia, il Paese è infatti un immenso museo a cielo aperto, vivo e ricchissimo di testimonianze, reperti, memorie.

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Museo Iranbastan, Tehran (vikingandre.com)

Un viaggio in Iran è come spostarsi quotidianamente e contemporaneamente nello spazio e nel tempo, nell’ambito di una società fondata su un’identità forte, differente, ma profondamente ricca ed improntata all’ospitalità.

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Museo di Arte Islamica, Tehran (vikingandre.com)

Osservando le raffinate decorazioni della moschea dello sceicco Lotfollah ad Isfahan al viaggiatore attento non può non venire in mente l’armoniosa calligrafia che impreziosisce le pareti del Taj Mahal di Agra, in India; ammirando le tombe reali scavate nella roccia di Naqsh-e Rostam e le suggestive rovine di Persepoli, il pensiero corre alla fondazione dell’antico regno persiano, a Ciro Il Grande, a Dario I, alle successive imprese di Alessandro Magno che introdusse in Asia principi di cultura ellenica; passeggiando per i giardini delle antiche case dei mercanti di Kashan si immaginano quali ricchezze, sotto forma di pietre preziose, tappeti, spezie e anche idee e forme culturali, sono transitate per queste terre, lasciando importanti tracce; percorrendo gli ambienti del Palazzo Golestan di Tehran, tra saloni sfarzosi e fontane zampillanti, ben si comprende la volontà della dinastia Qajar di mescolare ed integrare le tecniche decorative tradizionali persiane con le influenze architettoniche occidentali.

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Moschea dello sceicco Loftallah a Isfahan o Taj Mahal di Agra ? (vikingandre.com)

Anche chi non è particolarmente appassionato di Storia e di parallelismi tra epoche diverse, troverà in Iran numerosi stimoli su cui riflettere e di cui interessarsi: per esempio, il cinefilo riconoscerà a Yazd i luoghi in cui Pasolini girò alcune scene della pellicola “Il fiore delle Mille e una Notte” (1974), l’appassionato di natura e paesaggi non perderà l’occasione di fotografare i diversi ecosistemi del deserto iraniano intorno a Kerman, l’intenditore di oggetti artigianali troverà soddisfazione nel contrattare un tappeto o una brocca in peltro nei bazar di Isfahan e Shiraz.

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Bazar di Isfahan (vikingandre.com)

Ogni tappa di un itinerario in Iran si arricchisce anche di un aspetto da non trascurare: quello culinario. La disponibilità di risorse naturali del Paese e l’assenza di bar e locali notturni, moltiplica l’offerta e la varietà gastronomica locale, declinata in migliaia di ristoranti e trattorie a conduzione familiare. L’ampio uso di ingredienti freschi e biologici, spesso di produzione locale, si traduce in piatti saporiti, ma non piccanti né eccessivamente speziati, gusti insoliti capaci di incuriosire il palato del viaggiatore e di catapultarlo indietro nel tempo, quando non esistevano cibi in scatola, surgelati o preconfezionati.

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Buon appetito ! (vikingandre.com)

Il calendario iraniano è fittissimo di feste, festività e ricorrenze, sia nazionali che locali. E’ difficile trascorrere un periodo in Iran senza assistere a qualche manifestazione di festa o celebrazione religiosa. Una tra le più sentite si svolge a fine Marzo: il Capodanno (Nawrūz), corrispondente all’equinozio di primavera, segna l’inizio del calendario legale iraniano, che segue a sua volta una cadenza luni-solare. Il nostro 2017 corrisponde, a partire da marzo, al 1396 iraniano.

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Verde=Islam, Bianco=Pace, Rosso=Martirio (vikingandre.com)

L’architettura giuspolitica e sociale della Repubblica Islamica dell’Iran è fondata sui principi religiosi del Corano. La Guida Suprema è una figura istituzionale capace di guidare appunto lo Stato grazie alla sua abilità di interpretare il Corano alla luce delle circostanze della sua epoca. Non si tratta di una vera dittatura, in quanto alla base della scelta della Guida Suprema e dei principali organi istituzionali iraniani (Presidente della Repubblica, Parlamento, Consiglio dei Guardiani ecc.) c’è sempre il suffragio universale. I media occidentali sottolineano con insistenza i rapporti diplomatici difficili che l’Iran mantiene con USA, Israele, Arabia Saudita; si focalizzano su alcune consuetudini locali interpretandole come segno di arretratezza culturale e sociale: l’uso obbligatorio del velo per le donne, la censura su certi siti internet ed applicazioni come Facebook e Twitter, l’esistenza di una polizia morale a controllo dei comportamenti pubblici, il divieto del consumo di alcolici. Tutto è interpretabile e soggettivo, nessuno desidera imporre idee o tratteggiare una realtà più rosea di quello che è: ma il consiglio che rivolgo al vero Viaggiatore, quello sensibile alla diversità e rispettoso delle differenze culturali, è di andare di persona in Iran, di parlare con la gente, di farsi un’idea propria del perché di certe situazioni e delle origini culturali di certe consuetudini.

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Ayatollah Ruḥollāh Moṣṭafāvī Mōsavī Khomeynī (vikingandre.com)

La perla nascosta dell’Iran ed uno dei motivi che da solo giustificherebbe un viaggio da queste parti è senza dubbio Isfahan. Personalmente la inserirei nella “top ten” dei luoghi nel mondo che ogni viaggiatore deve visitare almeno una volta nella vita, una sorta di ottava, nona o decima meraviglia del mondo. Ciò che rende unica questa città situata nel cuore del Paese è il suo mix di bellezza, atmosfera e carattere ospitale dei suoi abitanti. “Esfahān nesf-e jahān” cita un proverbio locale, cioè “Isfahan è metà del mondo”, tanto è ricco il suo patrimonio di bellezze architettoniche, monumenti e giardini. Lo scrittore inglese Robert Byron menzionò Isfahan tra “quei rari luoghi, come Atene o Roma, in cui l’umanità trova comune sollievo”. Sono capitato la prima volta a Isfahan in pieno febbraio, ma nonostante l’inverno e l’altitudine intorno ai 1600 metri, l’aria della città era piacevole, fresca, frizzante, ma non fredda, forse anche per la concomitanza della festa di San Valentino che, in barba alle divisioni religiose, anche qui i giovani festeggiano diffondendo nell’aria tanti buoni sentimenti.

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Sheikh Lotfollah Mosque, Isfahan (vikingandre.com)

Durante il giorno è un susseguirsi di piazze stupende bordate di palazzi, moschee e monumenti altrettanto magnifici: dai primi insediamenti nel V-VI secolo a.C. in epoca achemenide ai nostri giorni, la città non smise nei secoli di crescere in bellezza, eleganza e ricchezza culturale, seppur tra alti e bassi (come durante la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein che provocò molti danni oltre ad un flusso di persone che lasciavano le aree di confine per cercare qui rifugio dai combattimenti).

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Meydan Naqsh-e Jahan, Isfahan (vikingandre.com)

La piazza più celebre e quella più abbagliante per la sua maestosità e grandezza è Meydan Naqsh-e Jahan, cioè letteralmente “piazza metà del mondo”: qui è facile trascorrere ore a curiosare nelle botteghe del bazar, ad osservare le raffinate decorazioni in piastrelle azzurre della moschea Masjed-e Emam o quelle in piastrelle color crema della cupola della moschea Masjed-e Cheick Lotfollah, ad ammirare i riflessi del palazzo di Ali Qapou nella grande fontana, a sorseggiare un tè caldo in un localino tipico, a rilassarsi su una panchina guardando l’umanità di bambini, giovani, adulti che passeggia e si gode la vita.

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Sheikh Lotfollah Mosque, Isfahan (vikingandre.com)

Ma è durante le ore serali e notturne che Isfahan svela tutto il suo fascino: quando il lavoro è terminato e gli uffici chiudono, la gente del posto si riversa nelle vie, nelle piazze, nei giardini pubblici per stare insieme, per passeggiare, rilassarsi, socializzare e, di nuovo, godersi la vita. Immergersi in questa atmosfera tranquilla, sicura e molto piacevole mi fa capire quanti anni luce sia lontana dalla realtà l’immagine mentale che in Occidente abbiamo dei “poveri” iraniani, incapaci di vivere la notte senza bar e discoteche, infagottati nei loro burqa. Sciocchezze, anzi complice un aereo in partenza alle 4 di notte, ho potuto sperimentare di persona la vita notturna che scorre come le acque del fiume Zayandeh tra gli stupendi ponti Si-o-se Pol e Khaju,: bambini, anziani, giovani animano gli archi illuminati dei ponti ed i vialetti dei giardini con pic-nic, giochi, chiacchiere, risate… non è raro incontrare qualcuno con la chitarra acustica strimpellare qualche nota e vedere in pochi attimi raggrupparsi giovani ragazzi e ragazze a cantare e battere le mani a ritmo. La gente dell’Iran per me è speciale e a Isfahan ho colto un livello di ospitalità e accoglienza davvero sorprendenti: non è raro essere avvicinati da qualche giovane curiosa, rigorosamente col velo, ma desiderosa di dialogare in inglese, di conoscere, di sapere, di fare amicizia. Qualcosa di impensabile da noi, nelle nostre città… trovarsi alle 2 di notte in un parco cittadino a febbraio, su una panchina illuminata solo dai riflessi della luna sul fiume, a mangiare pistacchi e a chiacchierare di calcio con ragazzi e ragazze locali, ammirati perché avevo visto tante volte con i miei occhi Baresi e Maldini giocare a San Siro…..

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Ritrovo serale al ponte Khaju di Isfahan (vikingandre.com)

L’Iran è il Paese in assoluto che più si discosta dai preconcetti e dalle aspettative di chi non l’ha mai visitato di persona. Gli iraniani sono un popolo aperto, generoso, accogliente, gentile, ospitale e soprattutto molto desideroso di parlare, confrontarsi e spiegare ai visitatori la propria cultura, la propria sensibilità religiosa e la propria vita, le preoccupazioni per il lavoro, per la politica internazionale, per il futuro. Se si avrà la pazienza di ascoltare, spogliandosi di ogni preconcetto, magari davanti ad una tazza fumante di tè nero o ad un dolcetto di mandorle e pistacchi, si potranno scoprire e capire molti aspetti della vita locale che, con sfumature diverse, non sono forse così dissimili da quelli di casa nostra.

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Love is in the air: San Valentino al ponte Si-o-se Pol di Isfahan (vikingandre.com)

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