L’incanto del mare a #Positano (Italia)

La leggenda narra che Positano fu fondata dal dio ellenico dei mari Poseidone, in onore dell’amata Pasitea. Forse le reali vicende storiche di questo borgo cesellato nella costiera amalfitana sono meno affascinanti del mito, ma certamente Positano oggi è un luogo davvero romantico, ideale per un week-end di coppia come nella notte dei tempi fece da sfondo perfetto all’idillio tra Nettuno e la sua ninfa.

Poseidone ha buon gusto... (vikingandre.com)

The small curving bay of unbelievably blue and green water laps gently on a beach of small pebbles… J. Steinbeck (vikingandre.com)

L’Italia è un mosaico di cultura, storia, stile, tradizione culinaria, accoglienza, splendidi paesaggi ed atmosfere affascinanti: un mix introvabile altrove, molto apprezzato dai viaggiatori di tutto il mondo, un patrimonio da conservare e valorizzare, su cui auspico si possa basare presto il benessere della nostra nazione e delle generazioni future.

Italia in tavola (vikingandre.com)

Italia in tavola (vikingandre.com)

Positano è un esempio di eccellenza nel campo turistico italiano: vanta innanzitutto una posizione geografica invidiabile arroccata tra mare e monti nella penisola sorrentina, non troppo distante dall’aeroporto di Napoli Capodichino e da Salerno, ben servita da traghetti che la collegano alle vicine perle della costiera, Amalfi, Ravello, Capri e Sorrento stessa. Inoltre si sviluppa verticalmente in un dedalo di viuzze, gradini, casette colorate, piccole boutique, ristoranti, ville che contribuiscono a creare il fascino del borgo italiano di felliniana memoria, anche grazie agli agrumi e ai fiori mediterranei che rilasciano le loro fragranze nell’aria e colorano ogni angolo del paesino.

Positano (vikingandre.com)

Positano, la perla della costiera amalfitana (vikingandre.com)

Non mancano chiese, monumenti, ville romane e torri di guardia sul mare che si alternano ad un’infinità di bar, locali, pizzerie e ristorantini dove gustare un bell’aperitivo al fresco serale oppure una pizza della migliore tradizione napoletana o infine una cenetta vista mare a base di pesce fresco o prodotti genuini della cucina mediterranea.

Nastro Azzurro, bruschetta, sole e mare (vikingandre.com)

Serve altro ?!? (vikingandre.com)

Posta alle falde meridionali dei monti Lattari, Positano è riparata dai venti del Nord ed il suo clima è quasi sempre mite ed asciutto da aprile ad ottobre, rinfrescato da una gradevole brezza marina durante i periodi più caldi. I vari sentieri di montagna, da cui si gode una vista panoramica incomparabile, rappresentano una valida alternativa alla vita balneare lungo la sua spiaggia attrezzata (ma esiste anche una zona libera) di sabbia scura.

Positano by night (vikingandre.com)

Positano by night, la notte più corta dell’anno (vikingandre.com)

Complice la congiuntura economica favorevole a sterlina e dollaro, Positano in questa estate 2015 è pacificamente invasa da turisti americani e britannici, visitatori sensibili alle bellezze del Belpaese, coccolati dagli abitanti del posto capaci di coniugare un forte senso di accoglienza all’innata simpatia ed al loro spontaneo carattere estroverso.

Dagli USA per un "amazing wedding" (vikingandre.com)

Dagli USA per un “amazing wedding” (vikingandre.com)

“Coccolati” è la parola giusta per descrivere la sensazione che si prova nell’essere ospiti all’hotel Marincanto (http://www.marincanto.it/) di Positano. L’albergo si sviluppa in verticale lungo il versante orientale del borgo e offre splendidi scorci di mare blu, casette colorate e montagne verdi che sembrano pennellati dalla fantasia di un pittore. La terrazza dei limoni dove sono serviti i pasti e la prima colazione non solo è decorata con piante di agrumi e fiori profumati, ma si affaccia anche su un panorama talmente spettacolare da togliere il fiato. Il servizio di cucina, attivo praticamente senza interruzioni dalla prima colazione alla cena a lume di candela, è a tal punto comodo e squisito che la voglia di uscire dall’hotel pian piano va scemando e ci si immerge in un’attitudine di totale relax e piacevole ozio. Ogni angolo di questo albergo è curato nei minimi dettagli, dal solarium panoramico (utilizzato anche come location indimenticabile per matrimoni) alla magnifica piscina “infinity” la cui superficie d’acqua sembra sparire sulla linea dell’orizzonte sfumando nel blu del mare. Il personale dell’hotel (ed in particolare il mitico Gianni) merita una menzione a parte: efficienza, cortesia, simpatia ed attenzione ad ogni esigenza hanno reso davvero unica una ricorrenza speciale.

Infinity pool @ hotel Marincanto Positano (vikingandre.com)

La Dolce Vita all’hotel Marincanto di Positano (vikingandre.com)

I first heard of Positano from Alberto Moravia. It was very hot in Rome. He said, “Why don’t you go down to Positano on the Amalfi Coast? It is one of the fine places of Italy”. Positano bites deep. It is a dream place that isn’t quite real when you are there and becomes beckoningly real after you have gone. Its houses climb a hill so steep it would be a cliff except that stairs are cut in it… The small curving bay of unbelievably blue and green water laps gently on a beach of small pebbles.  John Steinbeck

Advertisement
Posted in Food, Travel | Tagged , , , | Leave a comment

Follow your Muse: Drones in Switzerland 2015

Una volta consideravo i MUSE una band un po’ troppo leggera per i miei gusti musicali, troppo melodica e mainstream per uno che mangiava Slayer a pranzo e Testament a cena. Non disdegnavo qualche interessante episodio della loro discografia, mi incuriosiva il fatto che bazzicassero Como e che sperimentassero con vari strumenti elettrici ed elettronici assemblati ad hoc per esaltare il loro sound, ma nulla più di un’alzata di sopracciglio…

muse.mu

muse.mu

Vent’anni più tardi non riesco a togliere dal lettore cd il nuovo disco dei Muse ! Forse è il segno dell’età che avanza, oppure semplicemente perché l’album DRONES “spacca di brutto”, come direbbe la mia consorte, grande fan del terzetto del Devon. In effetti riscontro una sorta di allineamento tra l’ammorbidimento dei miei gusti musicali e l’irrobustimento del suono dei Muse in Drones, ora ripulito dagli arabeschi elettronici a favore di una chitarra secca, intensa e di una sezione ritmica incisiva, quasi marziale.

muse.mu

muse.mu

Bastano pochi ascolti affinché pezzi come “Dead Inside”, “Psycho” e “Mercy” si incidano nella memoria con i loro riff ben definiti, le ritmiche trascinanti ed un cantato sempre all’altezza; ma anche i brani più sperimentali e meno catchy, quali per esempio l’epica “Aftermath”, la progressive “The Handler” e la quasi metal “Reapers”, si inseriscono alla perfezione nel contesto di “Drones”, arricchendo di sonorità variegate e di soluzioni melodiche originali un album già di per sé molto consistente e dalla produzione impeccabile. Un album che si chiude con un pezzo di musica classica ispirato ad una composizione di Giovanni Pierluigi da Palestrina, maestro del Rinascimento, e con un sacrale “AMEN!”… non può che lasciare l’idea di aver davvero appena ascoltato una liturgia musicale celebrata dai tre officianti di Teignmouth.

muse.mu

muse.mu

Sul palco Matt Bellamy (voce e chitarra, talvolta piano), Dom Howard (batteria) e Chris Wolstenholme (basso e seconda voce) sono una potente ed inesorabile macchina da decibel, che consiglio…. vivamente…. di ammirare all’opera.

muse.mu

muse.mu

Nell’estate musicale 2015 ho puntato tutte le mie fiches sul Sonisphere svizzero di Biel/Bienne-Nidau di cui appunto i Muse erano annunciati headliner. Una nota di merito va all’organizzazione: memore di un terrificante concerto Sonisphere 2010 con i Metallica sciaguratamente tenutosi nelle campagne presso Zurigo, dove ho trascorso più di 10 ore con il fango ben oltre le caviglie, temevo di poter ricascare in un altro inferno succhiasoldi dei cugini elvetici. Mi sbagliavo. La cifra scucita è stata sicuramente ragguardevole, ma la location e l’organizzazione sono valse ogni singolo franco investito. A causa di un mega ingorgo al San Gottardo, io e la mia “musa” siamo arrivati al paesino del concerto circa 1 ora prima dell’inizio degli headliners, ma ciononostante abbiamo trovato facilmente un parcheggio gratuito a pochi passi dall’ingresso.

Muse dal vivo nella bucolica campagna Svizzera (Sonisphere Biel Nidau 06.06.2015)

Muse dal vivo nella bucolica campagna Svizzera (Sonisphere Biel Nidau 06.06.2015)

L’area del concerto era stata allestita in un bel parco circondato da un lago, da alberi e da verdeggianti colline: a differenza dell’angusto parcheggio in asfalto del Forum di Assago (Postepay Milano Summer Festival, tanto per citare un altro infausto evento), delimitato da container arrugginiti e percorso da simpatici fili dell’alta tensione, in Svizzera abbondava lo spazio vitale, sono state innalzate apposta comode tribune, sono stati installati numerosissimi bagni chimici e dappertutto erano pure segnalati dei grossi contenitori per l’immondizia (puntualmente utilizzati dalla folla, composta soprattutto da compiti fans svizzeri, francesi, tedeschi e anche da qualche italiano… indisciplinato). I banchi dei mixer erano situati in tende basse che non impedivano la vista a chi stava dietro ed il palco era attrezzato con 3 grandi schermi che consentivano di godersi lo spettacolo appieno da qualsiasi distanza. Alle spalle della tribuna principale è stata creata poi una sorta di “food-hall” all’aperto con panche, tavoli, bagni e soprattutto un’infinità di stand che serviva ogni genere di cibo e bevanda, dall’hamburger all’hot dog, dal burrito messicano ai ravioli cinesi, dalla pastasciutta al rösti, dalla panaché al caffè.

Sonisphere 2015 Biel Nidau: organizzazione svizzera (stavolta)

Sonisphere 2015 Biel Nidau: organizzazione svizzera (stavolta)

I Muse hanno letteralmente ribaltato la folla a colpi di rock, spazzando via per quasi 2 ore la quiete di quest’angolo di Svizzera incastonato tra Francia e Germania, con un’esibizione intensa, trascinante, tecnicamente impeccabile, supportata da pochi effetti scenici (qualche gioco di luce, una cascata di coriandoli bianchi e rossi, dei mega palloni neri rimbalzanti sulla folla…), ma soprattutto da un suono pulito, potente ed equilibrato che ha contribuito all’ottima riuscita della serata.

Dominic's Instagram

Dominic’s Instagram

Ed oggi siamo qui, Drones costantemente nello stereo col volume a tacca 12, a scorrere l’elenco delle date dei prossimi concerti dei Muse, fantasticando se sia più facile andarli a vedere a Buenos Aires in ottobre o a Singapore a settembre…

…..DO YOU UNDERSTAND ? AYE SIR !!!!

muse.mu

muse.mu

Posted in Music, Thoughts & reflections | Tagged , , , | Leave a comment

Nepal, the Flame is not Dying Out

Dopo un viaggio in India, magari lungo la pianura gangetica con tappa a Varanasi, giungere in Nepal è quasi un toccasana, per la mente ed il fisico. L’umanità indiana e le emozioni suscitate dalla sua città sacra alla lunga possono generare una sensazione soverchiante, quasi soffocante.

Al cospetto delle grandi città indiane, Kathmandu sembra un piacevole villaggio di montagna, adagiato nella sua valle verdeggiante, da cui si adocchiano i picchi innevati delle vette himalayane. In realtà conta comunque il suo milioncino di abitanti ed il suo traffico caotico non ha molto da invidiare a quello delle metropoli indiane. Ma il suo clima leggermente più fresco, il suo ampio centro storico percorribile a piedi e l’orizzonte bordato di altissime montagne, la rendono forse un po’ più a misura d’uomo, un po’ più rilassante delle città cugine indiane.

Boudhanath stupa, Kathmandu (vikingandre.com)

Boudhanath stupa, Kathmandu (vikingandre.com)

Kathmandu è la capitale di un piccolo Paese ai piedi dell’Himalaya, il Nepal, la cui economia si basa in gran parte sul turismo: le scosse di terremoto che lo hanno recentemente squassato (aprile 2015), con un angosciante tributo di vittime, hanno sgretolato alcuni stupendi monumenti, ne hanno danneggiati altri, hanno interrotto le attività nel parco naturale di Chitwan, hanno sospeso le spedizioni di trekking lungo i sentieri che innervano le sue colline, valli, montagne.

Il governo locale, dopo le prime settimane di emergenza, ha trasmesso un comunicato agli operatori turistici di tutto il mondo per annunciare che il primo obiettivo dopo la messa in sicurezza di strade, case ed infrastrutture fondamentali, sarà la ricostruzione dell’immenso patrimonio culturale e naturalistico del Paese, su cui si basa la sopravvivenza dell’industria turistica e quindi di tante guide, autisti, sherpa, albergatori, camerieri, cuochi, operatori nepalesi. Aiutare il Nepal non significa solo dare un contributo in termini economici, ma anche non abbandonare il Paese a sé stesso, consiste anche nell’andarci di persona, nel viverlo direttamente per ammirarne il prezioso patrimonio paesaggistico, culturale, spirituale e umano che nessun terremoto potrà mai cancellare.

Colours of Nepal (vikingandre.com)

Colours of Nepal (vikingandre.com)

E a chi ama la musica heavy metal, forse farà piacere sapere che il Nepal vanta una vivace scena locale ed un primato: la prima vera band capace di mescolare le sonorità del metal occidentale con influenze tipicamente locali. Si tratta dei DYING OUT FLAME, autori nel 2014 di un disco, SHIVA RUDRASTAKAM, che unisce la brutalità sonora del death metal con testi basati sull’induismo e gli insegnamenti vedici, il tutto arricchito da stacchi melodici ispirati ai salmi dedicati a Shiva e realizzati con strumenti tradizionali orientali.

Dying Out Flame - Hindu/Vedic Death Metal (web)

Dying Out Flame – Hindu/Vedic Death Metal (www.facebook.com/dof.vedic)

L’heavy metal conta adepti e musicisti in tutto il mondo e, grazie ad internet, dalle sale prove europee ed americane si è diffuso ovunque, dalla Birmania alla Mongolia, dal Brasile all’Indonesia: i Dying Out Flame non scimmiottano semplicemente i grandi gruppi occidentali, ma reinterpretano i suoni tipici del genere (tra cui il cantato cavernoso e la ritmica iper-veloce) con strumenti, armonie e testi tipicamente locali.

….un motivo in più per visitare il Nepal: godersi della buona musica !

"The future is bright, little daisy" (vikingandre.com)

“The future is bright, little daisy” (vikingandre.com)

Posted in Music, Thoughts & reflections, Travel, Uncategorized | Tagged , , , | Leave a comment

Ciak, si Islanda !

La furia fanatica dell’isis si è abbattuta recentemente sull’antica città irachena di Hatra, magnifico sito archeologico risalente al III secolo a.C.; pochi viaggiatori hanno potuto visitarlo di persona negli ultimi venti anni, a causa delle vicissitudini sofferte dall’Iraq, ma la bellezza del luogo forse non è sfuggita ai cinefili più attenti: le sequenze di apertura del film L’Esorcista (1973) sono state filmate proprio ad Hatra. Fin dai primi attimi della pellicola, in cui l’archeologo si aggira tra le colonne e le sculture arse dal sole per poi trovarsi all’ombra di una sinistra statua col volto del demonio Pazuzu, si insinua nello spettatore un senso di forte inquietudine.

L'esorcista

L’esorcista (web)

La scelta del luogo dove filmare una o più scene di una produzione cinematografica è una questione molto elaborata e ponderata, sulla quale influiscono non solo le esigenze della sceneggiatura, ma anche fattori economici e le aspettative di successo della pellicola. L’indotto, in termini turistici, provocato dall’esposizione mediatica di un determinato luogo o di una specifica città dove è stato ambientato un film, è proporzionale al successo del film stesso. Alla gente in genere piace riconoscere i luoghi immortalati nel proprio film preferito e anch’io personalmente ho apprezzato la sensazione di familiarità nel ritrovarmi sul set di pellicole famose. Come la Monument Valley –Arizona, Usa – percorsa dalla DeLorean di Marty McFly inseguita da una carica di Indiani Pellerossa in Ritorno al Futuro III (1990). Come la Public Library di New York, da cui scappano a gambe levate gli acchiappa fantasmi di Ghostbusters (1984). Come la caffetteria “Speedy’s” di Londra, non distante dalla stazione ferroviaria di Euston, presso cui la BBC ha ambientato l’abitazione di Sherlock Holmes (2010) nella serie televisiva interpretata da Benedict Cumberbatch.

Ritorno al futuro - part III (web)

Ritorno al futuro – parte III (web)

L’Islanda rappresenta una location molto apprezzata dai registi e dalle case di produzione internazionali. Innanzitutto è la terra del fuoco e del ghiaccio, dove la natura è padrona ed i paesaggi sono ancora incontaminati, unici, modellati solo dalle forze naturali e dagli eventi atmosferici. L’isola offre ambienti vulcanici, ghiacciai, piscine geotermiche, cascate, montagne, scogliere a picco sul mare, fiordi, spiagge di sabbia nera, aurore boreali: il tutto con una modestissima presenza demografica. In secondo luogo, lo stato islandese, ben conscio della “cinematograficità” del proprio territorio e dell’indotto che un film girato nei propri confini comporta in termini economici e turistici, ha pianificato una politica volta a facilitare e a promuovere la scelta del Paese nordico come location per le riprese. La commissione cinematografica islandese “Film in Iceland” si avvale di una legislazione che consente il rimborso del 20% delle spese sostenute in loco dalle produzioni cinematografiche e televisive. Fornisce inoltre consulenza sulle migliori aree di ripresa, a seconda dell’argomento della pellicola, e sulla luce migliore durante le riprese stesse. Infine, sono più di una dozzina le aziende islandesi specializzate nella fornitura di assistenza logistica e tecnica, di attrezzature, di personale e di comparse alle produzioni cinematografiche straniere.

Jökulsárlón

Jökulsárlón (web)

Molte famose pellicole cinematografiche degli ultimi dieci anni si sono avvalse degli incredibili panorami  islandesi per creare atmosfere uniche e suggestive, per esempio di pianeti lontani oppure di avventure nordiche. In Tomb Raider (2001) Lara Croft – interpretata da Angelina Jolie – naviga attraverso una laguna glaciale della Siberia: si tratta in realtà del ghiacciaio Vatnajökull, nell’Islanda meridionale. E’ lo stesso ghiacciaio che fa da sfondo alle scene di Batman begins (2005) quando Bruce Wayne – interpretato da Christian Bale – si trova all’inizio della storia tra le montagne del Bhutan, piccolo regno asiatico alle pendici dell’Himalaya. Flags of Our Fathers (2006) è un lungometraggio che Clint Eastwood ha girato per spiegare la storia della battaglia di Iwo Jima, simbolizzata dall’immagine di tre marines nell’atto di innalzare la bandiera americana sul suolo giapponese: le rocce e la sabbia nera della penisola di Reykjanes, ben visibili atterrando in aereo all’aeroporto di Keflavik, furono scelte dal regista per ricreare il paesaggio nipponico. L’ambientazione nordica di Thor: The Dark World (2013) è frutto di estese riprese in tutta l’Islanda: la valle Dómadalur, la cascata Skógafoss, il canyon Fjaðrárgljúfur e la vasta distesa di sabbia Skeiðarársandur rappresentano lo sfondo perfetto alle imprese del figlio di Odino – interpretato da Chris Hemsworth.

Batman begins (web)

Batman begins (web)

Anche alcune serie ideate per il piccolo schermo hanno preso forma nelle terre selvagge e sperdute d’Islanda, spesso flagellate da eventi atmosferici che ne evidenziano la drammaticità e l’asprezza: tra le formazioni laviche di Dimmu Borgir (la “Fortezza Oscura”) presso il lago Myvatn e le imponenti cascate di Goðafoss sono state impresse su pellicola le gesta di Games of Thrones (2011), mentre la Fortitude dell’omonima serie televisiva (2014) si trova nei fiordi occidentali, precisamente a Reyðarfjörður.

Star Trek - Into Darkness (web)

Star Trek – Into Darkness (web)

Il paesaggio brullo dell’inverno islandese, i canyon rocciosi modellati dal vento e dalla pioggia, le distese di sabbia nera e pietre vulcaniche hanno fatto dell’Islanda la location ideale per ambientare film che trattano di viaggi spaziali e di pianeti lontani, inospitali. Gli appassionati di fantascienza in viaggio in Islanda possono sbizzarrirsi nella ricerca dei luoghi in cui sono state girate le scene più significative dei loro film preferiti: per esempio Star Trek – Into darkness (2013) con Benedict Cumberbatch, Oblivion (2013) con Tom Cruise ed  Interstellar (2014) con Matthew McConaughey. Nella sequenza iniziale di Prometheus (2012), diretto da Ridley Scott come semi-prequel del capolavoro Alien, si possono notare la cascata Dettifoss, tra le più imponenti al mondo, ed il vulcano Hekla, tuttora attivo.

Interstellar (web)

Interstellar (web)

Ben Stiller, protagonista e regista de I sogni segreti di Walter Mitty (2013) ben sintetizza il significato di girare un film in Islanda: “When we first went to Iceland, I was blown away by the experience. The topography is so different, you can go up on a glacier that’s only a few hundred feet above sea level and feel like you’re at the top of the world.  All you can see is ice for miles and miles and then huge cliffs.  The landscape creates such amazing, stunning imagery that for a movie, is a great place to film”.

I sogni segreti di Walter Mitty (web)

I sogni segreti di Walter Mitty (web)

…a chi non viene voglia di essere l’attore protagonista del prossimo viaggio in Islanda ?!?

Blue Lagoon (vikingandre.com)

Blue Lagoon (vikingandre.com)

Posted in Travel, Uncategorized | Tagged , | Leave a comment

Just breathe…

When daily life seems to become a cage made of endless routine, when you cannot stand people around you anymore, when stress reaches alarm levels … well, trust me: it is time for a break away.

If you need action, entertainment and excitement, then London is always my suggestion and first destination of choice. Catch a flight and plunge into the amazing cultural, shopping and culinary life of the buzzing local scene. But if you need silence, relax and peace of mind, then there is nowhere better than the Swiss Alps and the Engadin valley.

Upper Engadin lanscape (vikingandre.com)

Upper Engadin lanscape (vikingandre.com)

Leave the kids to the gramps (oh, thank you for always being there !!), bring your loved one with you and head to St. Moritz, skip its fur trimmed display of empty luxury and rush to the funicular station just before Pontresina. The creaking red carriage leaves the station and ascends literally to heaven.

Sunset as seen from Muottas Muragl funicular (vikingandre.com)

Sunset as seen from Muottas Muragl funicular (vikingandre.com)

Few words can describe the view on the Alps and Engadin valley that you enjoy from the 2456 meters above the sea level of Muottas Muragl: majestic, awesome, unbelievable, magnificent…

Muottas Muragl funicular station: majestic view on the valley and the Alps (vikingandre.com)

Muottas Muragl funicular station: majestic view on the valley and the Alps (vikingandre.com)

You can indulge in some drinks and snacks at the panoramic terrace bar, comfortably sit on a couch covered in fluffy sheep fur, or walk in the snow along the “philosophers’ trail” to let you inspire by the alpine scenery or enjoy a traditional Engadin meal at dusk in the Panorama Restaurant. Is it expensive ? Sure it is ! But once in a while, we all deserve a romantic escape, a candlelight dinner with your loved one and a long, relaxing, uninterrupted sleep in a ravishing mountain hut: that is definitely priceless.

May I have a "spritz", please ? (web)

May I have a “spritz”, please ? (web)

Romantik Hotel Muottas Muragl boasts 16 rooms furnished in fragrant Swiss stone pine, with modern but charming style and all offering amazing panoramic views. No matter if it is dusk, dawn or night dark: the alpine scenery covered in snow is always unmatched and unique. Especially if enjoyed from under your duvet or while having a long relaxing shower. Yes, you got it, you can even take a shower and be delighted by the view of the first morning sun beams on the mountain peaks.

Snow capped peaks kissed by the first sun beams (vikingandre.com)

Snow capped peaks kissed by the first sun beams (vikingandre.com)

But the very best activity of the whole experience, in my opinion, is catching a deck chair, turning it towards the sun and spending some hours doing exactly nothing except relishing the silence, the landscape and the invigorating crisp mountain air.

Just breath... (vikingandre.com)

“Stay with me, let’s just breath…” (vikingandre.com)

http://www.muottasmuragl.ch/

Posted in Travel | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

Nello spazio e nel tempo

La parola “viaggio” deriva dal latino “viaticum”, cioè la provvista necessaria per nutrirsi durante lo spostamento da un luogo all’altro, quindi nello spazio. Il viaggio può assumere anche una connotazione metafisica, inteso cioè come percorso interiore per raggiungere uno stato mentale, un desiderio. Esiste poi una terza forma di viaggio, quella nel tempo; la fantascienza ci ha fornito molti esempi di macchine o fenomeni in grado di spostare persone ed oggetti da un’epoca all’altra, basti pensare a film come “Ritorno al Futuro” e “Terminator” oppure a libri come “Il canto di Natale” di Charles Dickens e “Un americano alla corte di Re Artù” di Mark Twain.

Ritorno al futuro (web)

Ritorno al futuro (web)

Potendo disporre di una “macchina del tempo e dello spazio”, in quale luogo e in quale epoca vi piacerebbe viaggiare ? Non vivere, ma viaggiare: cioè andare, visitare, immergersi per un po’ nella realtà locale, rispettosamente e discretamente, scattare qualche fotografia o prendere qualche appunto e poi tornare nella propria realtà.

I circuiti temporali della DeLorean (Dovendo trasformare un'automobile in una macchina del tempo perché non usare una bella automobile?)

I circuiti temporali della DeLorean (Dovendo trasformare un’automobile in una macchina del tempo perché non usare una bella automobile?)

Personalmente, se disponessi di un carnet da viaggio composto da 5 tagliandi di andata e ritorno per il tempo e lo spazio, sfrutterei subito il primo per togliermi un paio di rimpianti musicali. Farei un salto indietro negli USA della fine degli anni Settanta del secolo scorso e in particolare nella New York selvaggia, sudicia, criminale, ma anche tremendamente affascinante tratteggiata da Martin Scorsese in “Taxi Driver”: vorrei intrufolarmi nel mitico locale CBGB’s ed assistere ad un concerto dei Ramones, la band precursore del genere punk e rock, che oggi non c’è più a causa della scomparsa di quasi tutti i suoi membri originari. E già che sono in zona, vorrei fare un salto sull’altra costa, in California, tra Los Angeles e San Francisco, per vedere all’opera una giovane incarnazione dei Metallica, band tra le cui fila nei primi anni Ottanta suonava Cliff Burton, genio del basso elettrico e bellissima persona, che il destino ha strappato alla vita a soli 24 anni.

Cliff Burton (1962-1986)

Cliff Burton (1962-1986)

Il secondo biglietto lo userei per esplorare il periodo storico che ha dato i natali alla nostra nazione: visitare l’ANTICA ROMA nello splendore dei suoi monumenti, toccare con mano la genialità ingegneristica ed artistica di quel popolo, ammirare l’organizzazione della Res publica, curiosare tra le fondamenta del diritto e della lingua che tuttora sostengono l’architettura culturale europea renderebbero meravigliosa e incredibilmente istruttiva questa esperienza di viaggio spazio-temporale. Come in un documentario di Alberto Angela, sarebbe suggestivo vedersi materializzare davanti agli occhi il Colosseo, Pompei, le catacombe, le bighe, l’esercito con gli scudi in formazione e magari quell’interessante tizio di Nazareth.

Ricostruzione di Pompei durante l'eruzione del Vesuvio (web)

Ricostruzione di Pompei durante l’eruzione del Vesuvio (web)

Il terzo tagliando mi catapulterebbe avanti di qualche centinaia di anni rispetto alla Roma di Giulio Cesare, nella PENISOLA SCANDINAVA, e precisamente in epoca vichinga. Sarei curioso non solo di ammirare la natura ed i paesaggi nordici, allora letteralmente incontaminati, ma soprattutto vorrei scoprire, come l’Ahmad ibn Fadlan di Crichton, la vera natura di questo popolo che ancor oggi sembra sfumare tra mito e leggenda. Vorrei provare a navigare a bordo di una delle loro imbarcazioni per capire se davvero fossero in grado di attraversare l’oceano per raggiungere l’attuale America prima di Cristoforo Colombo o di solcare i fiumi ed i mari di tutta Europa fino a raggiungere addirittura la Persia. Vorrei capire se fossero dei feroci guerrieri pagani capaci solo di terrorizzare e saccheggiare, come ci riportano le antiche testimonianze di impauriti monaci irlandesi, oppure degli abili mercanti interessati soprattutto allo scambio di merci e ai commerci. E in ogni caso vorrei capire cosa li spinse, tra i primi popoli della Storia, a fare del viaggio il loro modo di vivere.

L'ultimo viaggio di un vikingo (web)

L’ultimo viaggio di un vikingo (web)

Dal primo insediamento romano di Londinium risalente al 43 d.C. fino alla sfavillante metropoli dei nostri giorni, LONDRA è sempre stata un catalizzatore di eventi storici, scoperte, mode, innovazioni in tutti i campi. Certamente utilizzerei il quarto biglietto del mio volo spazio-temporale per andare a visitare la capitale britannica, ma è difficile scegliere l’epoca precisa tra i tanti avvenimenti che l’hanno avuta come protagonista. Sarebbe incredibile poter assistere all’incoronazione del normanno Guglielmo a re d’Inghilterra nella Cattedrale di Westminster la notte di Natale del 1066, oppure al grande, spettacolare, drammatico incendio che divampò in città nel 1666 o infine al discorso che il primo ministro Winston Churchill pronunciò al Parlamento nel 1940 per tenere alto il morale della nazione durante il secondo conflitto mondiale (“We shall fight on the beaches”). Ma se proprio dovessi scegliere un solo momento su cui puntare l’orologio della mia macchina del tempo, opterei per la Londra del 1800, la Londra descritta da Charles Dickens in “Oliver Twist”: una metropoli crudele, sovrappopolata, inquinata e grigia, investita dalla rivoluzione industriale che cambiò per sempre il modo di vivere e sopravvivere della popolazione; ma anche il cuore pulsante dell’impero, affascinante per la sua variegata ed intensa umanità, stimolante per la sua mescolanza di canaglie, criminali, vagabondi, esploratori, scienziati, inventori, nobili, studiosi. Perché viaggiare non significa solo vedere le cose migliori di un luogo, ma anche immergersi nella realtà locale in tutte le sue connotazioni e cercare di comprenderla.

Londra vittoriana (web)

La Londra vittoriana (web)

Con l’ultimo biglietto, l’ultimo viaggio nello spaziotempo, mi piacerebbe rivolgere lo sguardo al FUTURO, fare un balzo alla cieca di un paio di centinaia d’anni in avanti, con la certezza di non incontrare nessuno di chi conosco, me compreso. Sarei curioso innanzitutto di vedere se questo pianeta esisterà ancora oppure se la popolazione terrestre si sarà trasferita da qualche altra parte, magari su Marte o in qualche stazione spaziale, dopo averne prosciugato le risorse. Mi piacerebbe vedere quali innovazioni scientifiche e tecnologiche avranno preso il sopravvento nella vita quotidiana: magari ci saranno astronavi low cost e si andrà in vacanza sulla luna oppure i giovani effettueranno l’interrail del sistema solare. Chissà se l’aids ed il cancro si cureranno con una pastiglietta e se il petrolio sarà stato soppiantato da una manciata di rifiuti organici per far muovere le automobili nel cielo (“Strade?! Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade…!”). Mi piacerebbe fare l’ottimista e ritrovare un’umanità più matura, meno egoista, con una mentalità meno “economica” e maggiormente volta al benessere di tutti e non solo dei più furbi, dei più mascalzoni, dei più violenti, dei più fortunati, dei più arroganti. Sarebbe magnifico scoprire che i libri di Terzani saranno testi da studiare a scuola e che esisterà ancora la pizza cotta nel forno a legno. E se nel 2215 il Milan vantasse in bacheca 70 scudetti e 30 Champions League , beh… allora butterei il biglietto di ritorno !

Outatime

Outatime, outaspace !

Posted in Thoughts & reflections, Travel | Tagged , , , , , , , , | Leave a comment

Come in un film di Bollywood

Sembra la trama di un film girato a Bollywood, la mecca del cinema indiano. Invece è realtà, una sequenza di eventi che fa riflettere sul destino e sui suoi imperscrutabili intrecci.

Corre l’anno 1988 e un ragazzino sta guardando le diapositive di un viaggio che i suoi genitori hanno da poco concluso in India e Nepal. Destinazioni lontane, esotiche, misteriose agli occhi di quel ragazzino. Le foto più suggestive sono state scattate a Varanasi, i gradoni in pietra ed i colori sfumati dell’alba sul Gange, una guida indiana fa capolino in alcune immagini, il magnifico turbante rosso dei Sikh, sguardo fiero ma gentile, barba nera e baffi arricciati all’insù. Quel ragazzino cresce, completa gli studi, intraprende un lavoro che ha a che fare con i viaggi, specialmente i viaggi in Oriente.

Corre l’anno 2007 e quel ragazzino ormai cresciuto si trova in India, accompagna un gruppo di pensionati in Rajasthan. La guida indiana è un signore affascinante, un Sikh, con un elegante turbante rosso, la barba ed i baffi arricciati all’insù. E lo stesso sguardo fiero, ma gentile. Impossibile, dopo tanti anni, che il ragazzino allora delle medie si ricordi quel frammento di fotografia scattata quasi dieci anni prima. Insieme alla guida indiana c’è il figlio. Un giovane Sikh che parla inglese e poche parole di italiano, legatissimo al padre, di cui desidera seguire le orme per diventare una guida ed accompagnare i viaggiatori italiani a scoprire la magia dell’India: è subito amicizia, anzi Amicizia. Due persone sconosciute, che hanno vissuto fino a quel momento in mondi diversi, culture diverse, a 7000 km di distanza, si incontrano per caso (per caso ?) ed è come se si conoscessero da sempre, come se fossero amici da una vita (una sola ?).

Corre l’anno 2008 ed il richiamo dell’India per quel ragazzino cresciuto è troppo forte, deve ritornarci e stavolta vuole accompagnare, per la prima volta “da professionista del viaggio”, i propri genitori. L’orgoglio si mescola alla soddisfazione, l’India incanta ed è un crescendo di emozioni che culminano nella tappa di Varanasi, la città sacra, il luogo dove vita e morte, giorno e notte, luce e buio si abbracciano in eterno. L’umanità si trova a Varanasi, migliaia di pellegrini che si recano al fiume Gange e diventano anch’essi fiume. Inghiottiti dai flutti di questo fiume vociante che conduce al fiume silenzioso, i due amici si re-incontrano, per caso (per caso ??), gli occhi si sgranano e ai rispettivi genitori viene un tuffo al cuore: sono passati vent’anni, ma si riconoscono come in un’illuminazione siddhartica, è il colpo di scena pensato dallo sceneggiatore di questa trama da film di Bollywood.

Il giovane Sikh decide di percorrere a ritroso le vie carovaniere dei suoi antenati e tra mille peripezie giunge in Italia: nella sua vita sono entrati un angelo biondo e poi un diavoletto biondo, dalla sua finestra non vede più il fiume sacro, ma il mare.

Corre l’anno 2015, una leggera bruma avvolge questo angolo di profondo Nord, la sera è fredda, ma la sala gremita: c’è un giovane Sikh che parla, racconta della sua Terra, espone le bellezze del suo Paese con l’aiuto di immagini suggestive, la platea è rapita, a tutti viene voglia di partire. Nelle prime file ci sono i genitori di quel ragazzino che nel 1988 guardava con curiosità le loro diapositive. E poi c’è lui: chiudo gli occhi e lo vedo, con il turbante rosso, la barba ed i baffi arricciati all’insù, con lo sguardo fiero, ma gentile. E oggi anche colmo di orgoglio, mescolato a soddisfazione.

"In India si dice che l'ora più bella è quella dell'alba, quando la notte aleggia ancora nell'aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l'uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti, ma non sono due. Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell'amore diventano Uno" Tiziano Terzani

“In India si dice che l’ora più bella è quella dell’alba, quando la notte aleggia ancora nell’aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l’uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti, ma non sono due. Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell’amore diventano Uno”  Tiziano Terzani

Posted in Thoughts & reflections, Travel | Tagged , | Leave a comment

Viaggiare per lavoro o lavorare per viaggiare ?

Una volta contratto il virus del viaggio, anche conosciuto come la sindrome di “wanderlust” (the irresistible, uncurable desire to travel or wander), molta gente cerca di modellare la propria vita in funzione di soddisfare questo desiderio di “girovagare”. Conosco persone che risparmiano meticolosamente per anni, pur di realizzare i propri sogni di viaggio. C’è chi poi cerca di fare del viaggio il proprio lavoro. Tour operator, giornalista di viaggio, blogger, fotografo: sono veri lavori da sogno ? Premesso che qui scrivo solo per il gusto di scrivere e non per profitto, mi ha fatto sorridere leggere recentemente sul magazine inglese Wanderlust (ancora questa parola ! http://www.wanderlust.co.uk) un post di Nick Boulos dedicato proprio agli aspetti meno gradevoli dell’essere pagati per viaggiare…. ve lo riporto.

Confessions of a travel writer: the best job in the world?

Site inspections, pushy PRs, and food poisoning: in his first online column for Wanderlust, award-winning travel writer Nick Boulos reveals some of the less glamorous ‘perks’ of the job

I have the best job in the world. At least that’s what I’m regularly told, by strangers, acquaintances, friends and family. “So, how was your holiday?” my nearest and dearest often pip when I return home blurry-eyed from the airport – usually for just about long enough to re-pack my suitcase and have a cup of tea.

It’s a question that makes me wince. I hate the ‘H’ word. Ask any self-respecting travel writer and they’ll tell you the same thing: it ain’t no holiday. Yes, it’s an extraordinary way to earn a living; a profession with the most life affirming of perks (the travel and the writing bits being the obvious two), but as is the case with every job there are parts that are tiresome, challenging and downright awful.

Dealing with difficult editors and waiting months (sometimes a year!) to get paid being just two. Then there was the time I had to drag my sorry self to every hotel, restaurant, museum, café and bar in Faro while battling crippling food poisoning. That city guide won’t research itself…

But one of the trickiest aspects is often managing expectations – particularly those of PR (public relations) people who facilitate these wonderful trips in order promote their destination or hotel.

Doing this job without them would be virtually impossible, and most are stellar individuals who are a joy to work with and know exactly how it should be done. Every now and then, however, heads clash as differences of opinion arise: namely what they’re keen to push versus what the writer deems to be more necessary for the assignment.

One memorable experience of this took place in Laos. Our group – a mix of journalists and PRs – had finally arrived in Luang Prabang with much excitement. I had longed to visit for years, and with only one full day there before moving on, there was no time to waste. Only, it seemed, there was.

Instead of heading straight out to tour the temples and stroll along the banks of the murky Mekong, we were enrolled in an archery competition. Archery? In Laos? I didn’t know that was a thing.

As it turns out, it isn’t. But the General Manager of the hotel that was hosting us was an archery aficionado, and had set up a shooting range within the grounds that he was most keen to show off. I voiced my concerns.

“It’s a brand new activity,” said the hotel’s enthusiastic PR.
“But it’s not relevant. I can’t write about it. Nobody comes to Luang Prabang for archery.”
“But it’s new.”
“But it’s not relevant.”
“But it’s new.”
And so on and so on.

Some time later, as the last of my arrows flew through the air and landed limply in the grass, I slowly laid my bow on the ground and politely announced that archery, for me, was now over.

Another tiresome part of the job is ‘the site inspection’: three little words that instil dread in the heart of every travel writer. The site inspection usually involves journalists being herded through almost every room of a hotel. At least that’s how it feels.

It’s an exercise that is seldom useful. I much prefer to experience a hotel as a guest would – surely that’s the point of a review? – and you don’t normally find guests asking for a sneak peak of the tenth floor conference rooms.

In St Lucia, a very rare morning of ‘free time’ had been replaced with a visit to a hotel that I had no scope to write about. “Oh, but they’re super keen to show you around. It’s just a quick look around, won’t take more than 20 minutes,” assured the PR. Lies!
What transpired was an ordeal lasting three hours (THREE HOURS!) in which a member of middle management, who continuously chuckled away like Dr Hibbert in The Simpsons, showed off every room category (including several still occupied), every dining venue, and explained the origins and concepts of every piece of art on display.

The highlight of the tour came when ‘Dr Hibbert’ stopped abruptly and stamped his foot on the floor. “This,” he said, “is the best non-slip natural stone in the world.” Fascinating stuff.

Despite such frustrations, I’m under no illusions. I reckon I do have the best job in the world. There aren’t many people fortunate enough to swim with whale sharks in Mexico, camp in Antarctica and hang out with Richard Branson on Necker Island all in the name of work. Just don’t call it a holiday.

Penso che chiunque, tra gli addetti ai lavori, abbia partecipato ad un fam-trip turistico o ad un site-inspection, si possa riconoscere nelle situazioni tragicomiche di cui scrive Nick. In fondo sì, è il lavoro migliore al mondo, basta non chiamarlo VACANZA !!!

Posted in Thoughts & reflections, Travel | Tagged | Leave a comment

#Interrail, the rail adventure

Una delle esperienze di viaggio più gratificanti e formative che consiglio ad un giovane è l’Interrail. Ai “miei tempi” consisteva in un biglietto ferroviario che consentiva a chi avesse fino a 26 anni di viaggiare per un intero mese su tutte le linee europee; poi è stato modificato, con una suddivisione in aree geografiche e in durata a cui corrispondevano prezzi differenti ed oggi è stato diversificato anche in base all’età (http://www.interrail.eu/).

(web)

(web)

Viaggiare un mese in treno per l’Europa non è solo una vacanza, ma è anche una vera palestra di vita. Dimentichiamoci le rassicuranti vacanze con i genitori o quelle di qualche giorno con gli amici nella seconda casa al mare di qualcuno… dimentichiamoci i corsi di lingua all’estero, dove si comincia ad assaporare un po’ di libertà, ma sempre nell’ambito di un’organizzazione adulta… l’Interrail è tutt’altro: un pugno di amici affiatati, zaino sulle spalle, un pallone, qualche lattina di tonno, i soldi risparmiati durante tutto l’anno ed il mitico biglietto del treno.

Negli anni Novanta non si disponeva di cellulari e smartphone, praticamente non c’era nemmeno internet, la Germania era da poco stata unificata ed i Paesi dell’Est necessitavano di visto turistico, i Balcani erano in fermento e ogni Paese disponeva solo della propria moneta. Attraversare l’Europa in treno assumeva le sfumature di un’eccitante avventura, ai miei occhi di ventenne.

(web)

(web)

L’interrail richiede un grande affiatamento tra gli amici che lo intraprendono insieme: dormire su scomodi treni romeni o mangiare per una settimana tonno e sottilette al formaggio nella costosissima Svezia mette a prova il fisico e la mente, basta poco per scaldare gli animi e trasformare il viaggio da vacanza ideale ad incubo. Ma dopo un mese trascorso a condividere esperienze, letti, cessi, cuccette e cibo, le amicizie dell’Interrail si cementificano al punto da salire automaticamente in cima alla scala degli affetti. Tuttora, nonostante i lustri trascorsi e le distanze che ci allontanano, gli amici più cari sono quelli con cui ho vissuto le estati in treno… Mao, Ugo, Dello, Tento, Gila, Teo, Ricky sanno sicuramente di cosa sto parlando…

(web)

(web)

Viaggiare in Interrail insegna a gestirsi: i propri vestiti, i propri oggetti, la propria salute, i propri soldi devono durare almeno un mese; altrimenti si deve tornare a casa.

Viaggiare in Interrail significa scoprire nuovi luoghi, attraversarli a piedi, misurare le distanze con uno zaino in spalla, ammirare paesaggi dal finestrino di un treno.

Viaggiare in Interrail significa conoscere ed interagire con tantissima gente: ancor prima dell’Euro e dell’Unione Europea, condividevamo le camere d’ostello con olandesi e francesi, parlavamo di musica e sport con tedeschi e portoghesi, giocavamo a calcio con irlandesi e spagnoli, attaccavamo “bottone” con polacche ed ungheresi conosciute in treno…

Viaggiare in Interrail educa l’istinto, facendogli capire se la stazione di Inverness è sicura per trascorrervi la notte in sacco a pelo, se la persona che a Bratislava ti vuole affittare una stanza è fidata o proverà a sottrarti le corone slovacche appena cambiate, se il treno preso al volo al binario 17 di Lipsia è quello giusto per Copenhagen o se ci porterà a Dortmund in piena notte…

Viaggiare in Interrail affina lo spirito di adattamento e anche sopravvivenza, la flessibilità, la capacità di godere delle piccole cose: fa apprezzare una branda nel dormitorio dell’ostello di Bergen dopo una notte trascorsa sdraiati nel corridoio del treno da Oslo, fa gustare la spaghettata all’ostello di Stoccolma prima della finale Italia-Brasile dopo 11 ore di treno locale da Helsingborg, fa sentire in paradiso 5 ventenni che dopo aver attraversato Bulgaria e Grecia in un epico tragitto Sofia-Salonicco-Atene, vedono il Mar Egeo e scendono alla prima fermata per fare il bagno (scoprendo poi di essere davvero tra gli dei, ai piedi del monte Olimpo).

(web)

(web)

Se oggi per lavoro organizzo viaggi nel mondo, credo che la vocazione iniziale sia nata durante quelle estati trascorse in giro per l’Europa, fantasticando su itinerari e destinazioni, studiando coincidenze ferroviarie sul libretto rosso, scrutando mappe di carta per andare di persona a scoprire posti curiosi come…  Savonlinna, Ballymoney e Carcassonne.

...to my girls ;-)

…to my girls 😉

Posted in Travel | Tagged , | Leave a comment

Tired of #London, tired of life – part II (UK)

Londra non stanca mai, è uno di quei luoghi universali in cui si può tornare decine di volte e trovare sempre qualcosa di nuovo da fare, visitare, assaggiare, comprare, vivere.

In occasione delle celebrazioni per il centenario della prima guerra mondiale (1914-2014), il fossato che circonda la Torre di Londra (http://www.hrp.org.uk/TowerOfLondon/) è stato lo scenario di una suggestiva installazione di centinaia di “poppies”, i papaveri rossi simbolo degli annuali “remembrance days” britannici. Ogni anno a novembre gli inglesi hanno l’abitudine di acquistare dei piccoli papaveri di plastica da appuntare alla giacca; il ricavato di tale vendita serve a finanziare organizzazioni di veterani delle guerre o comunque associazioni (The Royal British Legion) che tengono vivo il ricordo dei soldati britannici deceduti in tutte le guerre del passato (e sfortunatamente del presente). Questa tradizione si allaccia ai bombardamenti bellici del 1914 nelle Fiandre francesi, dopo i quali nei campi di battaglia devastati restavano solo i corpi dei soldati uccisi e crescevano solo papaveri rossi: i “red poppies” sono diventati così il simbolo del sacrificio, del sangue dei caduti per la patria.

Remembrance days @ The Tower of London (web)

Remembrance days @ The Tower of London (web)

Fiancheggiando The Tower of London lungo il fiume Tamigi si giunge all’iconico Tower Bridge, il ponte levatoio più famoso al mondo.

The Tower Bridge (vikingandre.com)

The Tower Bridge (vikingandre.com)

A novembre 2014 è stato inaugurato un museo al suo interno: http://www.towerbridge.org.uk/. Due passaggi pedonali consentono di ammirare il paesaggio circostante da oltre 60 metri di altezza e alcuni pannelli trasparenti collocati sul pavimento permettono di vedere il traffico che scorre attraverso il ponte o, in specifici momenti, anche le imbarcazioni che scivolano lungo il fiume.

Per chi soffre di vertigini... (vikingandre.com)

Per chi soffre di vertigini… (vikingandre.com)

Per godere appieno della suggestione del paesaggio è consigliabile recarsi a questo museo all’ora del tramonto, quando le luci della città si accendono e la vista può spaziare dal “Gherkin” allo “Shard”, i due inconfondibili grattacieli dello skyline cittadino. Chi soffre di vertigini apprezzerà, al termine del percorso espositivo, gli ambienti al pian terreno dove sono conservati gli impianti a vapore di funzionamento del ponte levatoio, veri gioielli di ingegneria d’epoca vittoriana.

Tower of London from inside (vikingandre.com)

Tower of London from inside (vikingandre.com)

Proseguendo a piedi verso il quartiere di Southwark si incontrano altre attrazioni meritevoli di una visita: il mercato Borough Market (http://boroughmarket.org.uk/ – atenzione agli orari di apertura e chiusura), la Soutwark Cathedral (http://cathedral.southwark.anglican.org/), Clink Street con la sua prigione medievale ed i suoi vari locali, la nave Golden Hinde (http://www.goldenhinde.com/) ricostruzione di un vascello del XVI secolo ed il teatro Shakespeare’s Globe (http://www.shakespearesglobe.com/), struttura a forma circolare dove recitò la compagnia del celebre Willy.

Southwark, London (vikingandre.com)

Southwark, London (vikingandre.com)

Chi non ne avesse abbastanza di vertiginosi panorami dall’alto può salire in cima al più elevato grattacielo d’Europa, The Shard (http://www.the-shard.com/), situato nei pressi della stazione metropolitana London Bridge: è consigliabile prenotare online e attenzione alle foto ricordo….. costano uno sproposito !!

London skyline (vikingandre.com)

London skyline (vikingandre.com)

Per concludere la giornata di visita a questa bella zona di Londra, non mancano locali e ristoranti presso cui rifocillarsi: la scelta è ampia e spazia dal food street delle bancarelle del Borough Market alle classiche catene Starbucks, Wagamama, Nando’s, dai sofisticati ristoranti con vista nello Shard come Aqua, Hutong, Oblix ai più semplici pub lungo il riverside quali The Anchor e The Old Thameside Inn.

View from The Old Thameside Inn (vikingandre.com)

View from The Old Thameside Inn (vikingandre.com)

“Why, Sir, you find no man, at all intellectual, who is willing to leave London. No, Sir, when a man is tired of London, he is tired of life; for there is in London all that life can afford.”

Samuel Johnson

Never tired of London (vikingandre.com)

Never tired of London (vikingandre.com)

Posted in Travel | Tagged , , | Leave a comment